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Reale e Ideale nella pittura di S.C. Vecoli

Pubblicato da in Pittura Vecoli ·
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Reale e Ideale nella pittura di S.C. Vecoli
a cura di Claudia Baldi, critica d'arte.


L'arte contemporanea pone  degli interrogativi, ci mette di fronte a problematiche sociali o antropologiche attuali, talvolta in modo crudo, irriverente, provocatorio. Gli strumenti privilegiati non sono quelli tradizionali, si predilige piuttosto la performance, la video arte, l'istallazione che spesso propone, stravolgendoli e decontestualizzandoli, oggetti comuni e  materiali di recupero. La presenza sempre più invasiva e diffusa di internet, dei social media, dei mezzi elettronici e digitali ha cambiato profondamente il nostro modo di comunicare, di interagire nella società contemporanea, annullando le distanze e ponendo l'individuo al centro dell'attenzione. L'approccio visivo presuppone una fruizione vorticosa, consumistica dell'immagine che, svuotata dal  valore estetico concettuale, viene privata della propria identità.
Stefano Carlo Vecoli è un consapevole narratore del suo tempo, attento osservatore della realtà, che pur non abbandonando il mezzo pittorico figurativo  sa coniugare, attraverso uno sguardo ironico e giocoso, tematiche attuali ed elementi fantastici. La pittura di Stefano Carlo Vecoli è una scoperta, un'avventura immaginaria che conduce lo sguardo oltre i limiti dell'oggettivo. Essa trova nella storia, nel mito, nella vita vissuta, il pretesto per una indagine stilistico cromatica che affonda le proprie radici nella tradizione classica italiana, ma che guarda anche agli espressionisti europei, ai surrealisti, ad autori come Marc Chagall, Andrè Masson, Alberto Savinio, Sebastian Matta.  Nelle opere di Vecoli l'analisi sul colore, talvolta declinato in pennellate veloci e gestuali,  si innesta sull'impianto geometrico preciso, sempre equilibrato e misurato, che presuppone il disegno come fondamento compositivo, evidente ad esempio nelle figure  scomposte  della serie “Spicchi di donna” del 2015 oppure nella “Bagnante in posa” del 2009 o ancora nelle “Presenze Toscane”, atmosferiche vedute di paesaggi collinari. Protagonista ricorrente dell'opera dell'autore è la donna, enigmatica, misteriosa, sensuale, talvolta irriverente, ambita musa e dea contesa, che racchiude nella propria fisicità prorompente una simbologia complessa, attingendo  dai nuovi stereotipi generati dalla televisione.  Il clima di incertezza dei giorni nostri, l'ineluttabile perdita di punti di riferimento, il vacillare della memoria come elemento fondante della propria formazione, genera  il dilagare di nuovi canoni estetici basati sull'effimero, dove il valore della bellezza è ridotto ad una serie di parametri fisici, forse grotteschi. L'analisi che Vecoli porta avanti rifiuta tuttavia il canale della denuncia diretta, della critica fine a se stessa, il suo sembra piuttosto uno sguardo divertito sulla metamorfosi dei valori, dove il ricorso alla cultura classica consente all'autore di miscelare abilmente presente e passato, ideale e reale, divino e terreno. Questo mondo fiabesco raccontato da Vecoli è animato  da personaggi onirici, talvolta immersi in atmosfere stranianti e senza tempo, come la “”Verelina”, Venere-Velina allegra, carnale, maliziosa, che danza fra nuvole variopinte, dal corpo sinuoso ma priva di testa, non pensante forse, ma anonimo oggetto del desiderio, che nelle versioni più recenti si astrae nella sintesi di grandi seni con occhi e bocca. Il personaggio del mito si umanizza, assume i connotati dell'uomo moderno, ne condivide i miseri difetti, come la “Medusa Strabica”, vittima del tempo che inesorabile trascorre trasformandola in una buffa vecchina sdentata e strabica, oppure “Apollo scordato”, dio della bellezza maschile e delle arti, che  con la lira e l'arco privi di corde, diviene emblema di una perfezione ormai più esteriore che di sostanza.
Vecoli sviluppa un percorso autonomo ed originale che lo conduce ad una sperimentazione stilistica  coniugando segno e colore, all'interno di una ricerca di tematiche e contenuti narrativi che nascono da dentro, dal flusso inarrestabile di idee, pensieri, ricordi.

Claudia Baldi, critica d'arte. Viareggio 2016





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