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Attualità del Mito

Pubblicato da in Pittura - Miti ·
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Attualità del Mito
a cura di Chiara Sacchetti, giornalista.

Che cos’è un mito? La risposta di un ragazzo/a sarebbe  facilmente intuibile: un grande calciatore, una pop-star, l’inventore di Facebook … ma quando la definizione diventa colta, ecco che non possiamo fare a meno dell’antica saggezza greca, importata dalla cultura latina. Apollo, Nettuno, Mercurio, la Medusa… I miti greci sono il pane quotidiano anche per chi insegna le origini della civiltà greco-latina, addentrandosi nella storia dell’arte  o nella letteratura. Dunque nell’immaginario di Stefano Carlo Vecoli, i miti toccano le corde più profonde, miscelano cultura ancestrale, pratica didattica, sensibilità artistica. E così il personaggio del mito si ‘umanizza’, assumendo i tratti della quotidianità, ma anche le sue limitazioni.
Mercurio, il messaggero degli dei, ha ancora la sua ala, ma una delle gambe è di legno, è “azzoppato”. Il colore fiabesco contrasta con l’imperfezione del soggetto, che non ha volto, mentre il gioco geometrico sempre minuzioso, riporta alla formazione architettonica di Vecoli, al suo richiamo alla forme essenziali che non abbandonano mai l’immaginario fantastico.
Marte, il dio della guerra, il più amato dai latini, è diventato un calciatore, un riferimento ideale per le giovani generazioni, che combatte il nemico con la sua palla colorata e ha al suo fianco una Verelina, la figura metamorfica della fantasia di Vecoli che mette insieme la formosità di Venere e i caratteri delle Veline televisive contemporanee (non è un caso che manchi la testa?).
Perfino Apollo, il dio della bellezza maschile, delle arti, della sapienza è “scordato”, la sua lira è difettosa, il suo arco ha la corda spezzata,  i cigni lo trainano in un cielo colorato di schizzi , dal rosa pastello all’azzurro-blu della favola.  A chi corrisponde il moderno Apollo? A tutti coloro che credono di incarnare la perfezione e invece hanno una corda che non tiene… E anche l’affascinante Medusa nella pittura di Vecoli è sdentata e strabica, un po’ cubista e un po’ espressionista,  ma meno tragica: i serpentelli della chioma ammiccano sorridenti a chi li osserva.
Mito antico e mito medievale: il San Giorgio ha il suo drago che lo connota, ma anche una fatina che può soccorrerlo al suo fianco.
Pittura classica con richiami rinascimentali, ma indubbiamente novecentesca e intrisa delle avanguardie storiche e di alcuni autori più sognanti:  Sebastian Matta, Marc Chagall, André Masson e Alberto Savinio per il loro universo visionario e surreale,  dai  rimandi fantastici e dalle composizioni immaginarie. Vecoli non disegna le citazioni artistiche, anzi, è convinto che ogni grande quadro lasci un segno, che poi l’artista reinterpreterà a suo modo, anche in maniera inconscia. Questa personale giocata sul filo rosso della mitologia è una nuova sfida di Vecoli, finora ritroso a mostrare il suo fantasmagorico mondo,  ma reso più sicuro dai premi vinti e dal successo di altre esposizioni da due anni a questa parte, quando le tele hanno cominciato finalmente a varcare i confini del suo studio viareggino, per essere esposte al pubblico di varie località italiane.

Chiara Sacchetti, giornalista. Viareggio 2013.
 




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