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Stefano Carlo Vecoli: scrittore viareggino, intervista a cura di Massimo Acciai Baggiani

Pubblicato da in Interviste a Stefano C. Vecoli ·
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Stefano Carlo Vecoli: scrittore viareggino
intervista a cura di Massimo Acciai Baggiani



Stefano è un carissimo amico, conosciuto nell'oceano digitale del web nel "lontano" 2006, data in cui ebbi occasione di leggere i suoi due primi romanzi ("Il pranzo dei burlanti" e "Il pezzente di denari") presentati poi qui a Firenze nella Cabina Teatrale di Saverio Tommasi a cura della nostra rivista. Dopo la lettura del suo ultimo racconto edito, "Ogni mela al suo posto" proposto appunto anche in questo numero (un ringraziamento speciale alla casa editrice che ha concesso il permesso alla pubblicazione sulle nostre pagine), durante il nostro ultimo incontro a Viareggio, quest'estate, ho chiesto a Stefano se insieme all'intervista potevo pubblicare anche il suo racconto. Le risposte sono giunte via mail il 24 agosto 2008.


Iniziamo dalla tua formazione culturale: che studi hai fatto?

Ho preso la maturità scientifica e poi mi sono laureato in Architettura a Firenze.

Ci puoi parlare del tuo rapporto con Viareggio, la tua città natale che fa da sfondo anche ai tuoi romanzi?

Di Viareggio amo il mare, in ogni stagione, il vento che profuma di salmastro lo scenario delle Apuane dietro a far da cornice. È un ambiente naturale molto bello che le brame speculative edilizie stanno rovinando. Culturalmente è un ambiente particolare, con alcuni grandi personaggi del passato, ed un presente che a me pare limitato al suo provincialismo, con qualche luce che pian piano si sta ravvivando.

Ci sono anche altri luoghi importanti per te?

Direi tutta la Toscana in ogni sua sfaccettatura, da Firenze a Siena, alla Maremma, a tutta la costa.

Che lavoro fai?

Sono architetto, ho svolto e ogni tanto svolgo ancora la professione e insegno al liceo della mia città, Viareggio appunto. E nel tempo libero negli ultimi anni mi dedico a scrivere prendendo la scrittura come un gioco serio, per raccontarsi e raccontare emozioni, e viverle sotto forma di pensieri.

"Il pranzo dei Burlanti" è il tuo primo romanzo, edito nel 2002 e presentato in varie occasioni (mi ricordo in particolare quella a Firenze, presso la Cabina Teatrale di Saverio Tommasi, nel 2006, in quanto evento organizzato dalla nostra rivista): puoi parlarci della genesi di questo romanzo? Com'è nata l'idea? Quanto tempo ha richiesto la stesura?

L'idea è nata come spesso accade senza averla pianificata, era un periodo in cui avevo voglia di "parlare" di come la mia generazione si era trasformata: da rivoluzionari degli anni '70 ai più integrati politici e professionisti. Per cui inizia una sorta di racconto del pranzo e da lì pagina dopo pagina ha preso corpo una storia più articolata che parla anche di amori, di amicizie, delle emozioni, della Toscana e di quello che definisco nel libro il mio amico vento. Tempo di stesura? Dalla prima riga alla pubblicazione circa due anni e mezzo.

Riguardo il tuo secondo romanzo, "Il pezzente di denari", edito nel 2006, che ci dici?

È un romanzo che continua a scavare nel mondo della mia generazione, visto sotto altre angolazioni o approfondimenti di personaggi, da quelli negativi e aridi a personaggi più positivi che trovano il loro spazio anche in questi anni dediti solo all'immagine, all'apparire e all'arricchimento materiale.

In particolare, che ricordi conservi della presentazione fiorentina presso la Cabina Teatrale?

Ricordo la partecipazione del pubblico, pur non numeroso era attento e curioso di sapere di questi miei romanzi, e la presenza di altre arti intorno, dai quadri di una mostra alle foto di rappresentazioni teatrali, diveniva un humus denso di sensazioni positive per raccontare il mio lavoro.

La tua più recente pubblicazione, in un'antologia di racconti che prende il titolo dal tuo racconto "Ogni mela al suo posto" (edita da Rem, quest'anno, 2008) - di cui riportiamo il testo completo [leggi] e a cui ho dedicato qualche riga nella rubrica di recensioni [leggi] - conferma il carattere meditativo, filosofico direi, della tua scrittura…

Direi meditativo, attento alle emozioni. Partendo da storie che ho vissuto o che ho visto intorno cerco di raccontarle e di farle rivivere in una altra dimensione, un po' giocando ad inventare storie.

Quanto c'è di autobiografico nei tuoi personaggi, nelle storie che narri?

Proprio perché è una scrittura meditativa, più che autobiografico è una rielaborazione di quanto ho vissuto e ho visto, per cui i personaggi sono sempre la fusione di più persone reali che posso aver conosciuto o invenzioni di personaggi che comunque hanno attraversato in vario modo la mia vita o la cronaca dell'Italia del mio tempo. Sono romanzi che mi somigliano ma che non sono mai una autobiografia, sono una meditazione sugli anni, gli uomini e le donne della mia generazione.

Come molti artisti ormai, anche tu hai un blog. Cosa ci puoi dire della diffusione e promozione della scrittura e della cultura in generale tramite Internet?

Certamente è uno strumento che può essere efficace, non a caso anche io e te ci siamo conosciuti attraverso il blog, va ancora sviluppato e soprattutto molti lettori dovrebbero fidarsi a leggere anche autori che sono al di fuori dei grandi circuiti.

Ascolti musica mentre scrivi? In generale, che musica ascolti?

A volte sì, un disco che ascolto spesso mentre scrivo è Mission di Ennio Morione, mi dà una giusta carica mentre batto le dita sulla tastiera.

So che, oltre a scrivere, dipingi. Ci puoi parlare anche di questa attività? C'è un qualche legame tra pittura e scrittura?

Dipingere è una attività che coltivo con parsimonia, anche perché non c'è il tempo di fare tutto, amo il colore però e naturalmente è forse una attività più istintiva, quindi non la vedo legata troppo alla scrittura, se non nel momento in cui descrivo a volte città d'arte o paesaggi. Forse vedo più consonanza con l'architetto nel senso della costruzione della storia e dello sviluppo in verticale di alcuni pezzi della mia scrittura, che vogliono attirare l'attenzione su quelle parole con la loro costruzione visiva.

Progetti futuri?

Ho in mente un terzo romanzo che di qui a breve cercherò di iniziare, mentre per la pittura dovrò decidermi a fare una mostra dei miei lavori. Magari ci risentiamo proprio per questa occasione.

Grazie Stefano, a presto allora per parlare ancora con te di arte. Buon lavoro.

Massimo Acciai Baggiani, scrittore e poeta, Firenze 2008.






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